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Antonio Como...chi è?
Antonio Como è nato a Palena (CH) da Mario Como e Antonietta Mascetta, primo di quattro fratelli. Aveva circa dieci anni quando nacque irresistibile l'amore per la musica. Frequentò fino al 3° geometri all'Istituto Tecnico Galliani. In quel periodo partecipò per conto della Scuola, come fisarmonicista ad una rassegna teatrale al Teatro Marrucino di Chieti.
Si trasferì con la famiglia a Napoli. Mentre studiava ebbe frequenti incontri col suo amico d'infanzia Berardino Chiaverini, (non più tra noi) anch'egli trasferitosi colà con la propria famiglia. La domenica i due amici, invece di andarsene in giro per la città, preferivano starsene in casa di Antonio parlando e riparlando di Palena. Ricordavano i tempi della loro fanciullezza, gli ingenui primi amori e soprattutto ricordavano sempre i momenti trascorsi durante l'estate quando si recavano in pineta per ammirare le belle fanciulle che si recavano colà come era abitudine di allora, per dedicarsi maggiormente alla lettura e respirare l'aria dei pini tra l'allegro cinguettio dei cardellini.
In uno di questi incontri napoletani ai due ragazzi venne l'idea di scrivere due canzoni: la prima “ Gioia mé ”, la seconda “ La Pinéte de Palàine ”: la prima in dialetto abruzzese, la seconda in puro dialetto palenese. L'attaccamento morboso per Palena li univa nei loro continui ricordi. Qualcosa ne sanno i palenesi sull'attaccamento a Palena, che per ovvie ragioni hanno deciso o sono stati costretti ad emigrare all'estero.
Antonio nell'anno 1956 si diplomò Geometra e si trasferì da solo a Palena. Lo stesso anno conobbe Cristina, di Roma. La sposò nel 1960 e si stabilirono a Fara Filiorum Petri in provincia di Chieti, luogo di nascita della consorte.
Antonio oltre all'amore per la musica ha avuto sempre un grande interesse per la pittura, anche affascinato dalle opere del concittadino Prof. Arduino Napoleone, “da Palena”, come usualmente si firmava. Era amico di suo padre e il professore rimase entusiasta e compiaciuto dopo aver visto alcuni disegni di Antonio e lo incoraggiò a proseguire perché, secondo lui, aveva talento. Questo gli diede lo sprone per andare avanti nella pittura. Il primo quadro ad olio, una tela di cm.40x30 la realizzò a Palena negli anni '50. Successivamente continuò a dipingere a pennello fino al ‘76.
Antonio volle anche soddisfare un suo desiderio che covava da tanto. Si mise a studiare con grande lena e caparbietà e in poco più di quattro anni e 31 esami, nel 1980 si laureò architetto, tralasciando la musica e la pittura. Dopo la laurea riprese a dipingere con più entusiasmo perché aveva scoperto, mentre studiava, la pittura a spatola. Se ne innamorò e realizzò le tele, tenendo presente il Verismo Italiano e l'Impressionismo Francese, ma applicando sulle tele una sua tecnica personale.
Fra gli Impressionisti Francesi predilige Pissarro, Sisley, Renoir, Monet e Manet. In un viaggio a Parigi, restò per oltre sei ore nel Museo d'Orsé, (è il museo degli Impressionisti) affascinato dalla quella pittura. Si è recato a Londra per visitare i musei d'arte, per studiare la pittura inglese affascinato dalle opere di Sargent, Turner e Constable. Ha fraquentato più volte i musei romani , fiorentini e napoletani per ammirare e studiare le opere dei grandi della pittura italiana e cercare di carpirne i segreti. Ha approfondito le opere di Fattori, Severini, Mancini, Michetti, De Nittis, Palizzi, i fratelli Induno, Boldini ed altri ancora.
Antonio Como è un pittore eclettico, è ambidestro, ma molto particolare, infatti, adopera la mano destra per il disegno a mano libera e il pennello e la mano sinistra per il disegno tecnico (adopera la riga e la squadra per tracciare le poche linee prospettiche nella rappresentazione degli scorci di “interni”) e la spatola, a volte si ritrova contemporaneamente tra le mani sia la spatola sia il pennello (che gli serve per piccoli ritocchi sui personaggi).
Il momento magico per il pittore arriva quando deve rivestire il quadro di “luce”. Infatti è il momento in cui con pochi tocchi di spatola riesce a far entrare nel quadro quei raggi di sole che illuminano i vari personaggi o che diventano sciabolate di luce nei vicoli. A volte, ancora prima di disegnare il soggetto sulla tela, realizza la scena con studi a pastello o ad acquerello. L'acquerello e il pastello sono altre due tecniche molto care ad Antonio Como, ma predilige per lo più la pittura ad olio.
Mentre è all'opera, Antonio Como è in continuo ascolto della sua musica, di quella musica che ha sempre impressa nella memoria: l'operetta, la romanza, la musica italiana degli anni ante sessanta, la musica di Gershwin e di Cole Porter, di Trovaioli, di Cramer e così via, oltre, naturalmente ai brani scritti da lui stesso che ha riportato in un CD .
I vari critici e poeti che si sono succeduti nelle mostre, come risulta dalle numerose note di critica artistica, hanno magnificato la sua pittura definendola una lirica dove, attraverso il colore, la luce! Tra questi vanno ricordati il prof. Michele Ursini,il dott. Carmine Testa Delli Pizzi, il dott. Carlo Travaglini, il prof. Corrado Nicolantonio, il prof. Filippo d' Armenio, la poetessa Anna Cavallo lo scrittore e saggista Vincenzo De Luca al quale il pittore ha illustrato due volumetti intitolati “Pé sumènde” ed altri ancora. Molto significativa è la poesia che il dott. Antonio Galeazzi da Pescara in arte “Agal” ha dedicato a “Tonino Como”. E' l'omaggio sincero di un pittore ad un altro pittore; cosa molto rara.
Nella “Guida di Pescara” del 1976 la rubrica “Vetrina di Artisti Abruzzesi” avidenzia “La pittura di Antonio” con un saggio a firma di Carlo Travaglini. Antonio Como è inserito, tra l'altro, nel volume “Artisti Abruzzesi Contemporanei” edito negli anni '80 dal “Centro Culturale Prisma” di Pescara, accanto a Basilio, Michele, Andrea e Gioacchino Cascella, Arduino Napoleone, Luciano Gasbarri, Gaetano Pallozzi, Agal ed altri ancora.
Tante sono state le opere donate dal maestro ai vari Comuni, Enti religiosi, sociali, etc.: al Comune di Palena, all'Associazione Amici della banda di Palena alla quale è stata donata una stupenda opera di “Santa Cecilia” ; al Comune di Fara Filiorum Petri, alla Chiesa di Palena: “San Giuseppe col Bambino”, che è collocata nella chiesa del SS.Rosario; alla Chiesa di Fara Filiorum Petri “San Pio da Pietrelcina benedicente” che si può ammirare nella Chiesa della Madonna del Ponte e “Sant'Antonio e il miracolo della selva” che si trova nella chiesa Madre di Fara; al Comune di Lanciano, all'Associazione Culturale Palenase; al Comitato feste patronali di Palena e di Fara Filiorum Petri, all'AIL su cortese richiesta del compianto Geom. Angelo Rosa; alla chiesa Gesù Risorto di Pescara dove si può ammirare la stupenda opera di “S. Pio da Pietrelcina”.
Attualmente viva a Pescara dove continua a occuparsi di pittura e di musica. Antonio COMO non è un pittore di routine, egli, infatti, alterna momenti brevi di ispirazione pittorica a lunghi periodi dedicati alla lettura, alla musica e ad altro. Sempre affascinato da Chieti (è stata la città della sua fanciullezza), e sollecitato da estimatori ed amici, sta pensando di preparare una prossima personale avente come tema principale “Omaggio alla città di Chieti". |
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